CAIO MARIO GARRUBBA
La mostra curata da Diego Mormorio comprende più di cento fotografie per celebrare Caio Mario Garrubba, scelte dal curatore insieme all’autore, in modo da offrire un panorama di tutta la produzione del fotografo in quasi cinquant’anni di attività.
Caio Mario Garrubba è conosciuto e riconosciuto forse molto di più all’estero che in Italia, dove viene posto accanto ai grandi del reportage, quali Eugene Smith, Edouard Boubat, Mica Bar-Am, Werner Bischof, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson.
Impegnato politicamente sin da giovanissimo, si iscrive al P.C.I. nel 1946, fonda insieme a Plinio De Martiis e Franco Pinna una cooperativa di fotografi “di tipo sovietista”, in cui ognuno lavorava quanto poteva e prendeva quanto necessitava (il connubio dura circa un anno), ma soprattutto usa la fotografia come mezzo di impegno sociale.
Nuclei fondamentali della produzione di Garrubba presenti in mostra rappresentano ciò che il suo occhio ha colto di Napoli, la Calabria, Roma, la Spagna, la Germania, l’est europeo e la Cina (dove entrò alla fine degli anni Cinquanta, subito dopo Cartier-Bresson). Inoltre immagini di Parigi, Beirut, New York, Milano e Istanbul…
“Non lavora di moda, né per la moda, non lavora troppo spesso per i giornali, egli osserva e ogni tanto lo coglie quell’attimo fulmineo che coincide con il suo occhio e fotografa”. Così lo scrittore Goffredo Parise definiva l’aggirarsi per il mondo di Caio Garrubba, quel suo viaggiare che gli ha fatto incarnare il tipo d’uomo che tanto amava Petrarca e che, per naturale inclinazione, parte col solo scopo di “osservare e ricordare molte cose e costumi d’uomini”. Un allontanarsi da casa che è pur sempre un rimanervi, perché, ovunque vada, ogni viaggiatore cerca qualcosa che ha già dentro di sé. Lontano o vicino che sia, egli viaggia per conoscere meglio la propria casa mentale – cercando parole, profumi e immagini che servano ad affinare la propria comprensione delle cose.
Caio Garrubba ha fotografato abbastanza Napoli e la Calabria – che sono i luoghi da cui egli proviene – e moltissimo i paesi di quello che fu il mondo comunista – soprattutto la Polonia, la Germania, l’Urss, la Cina. Usando ancora le parole di Parise, si può dire che, per essere telegrafici, si può definire Garrubba il fotografo del comunismo. Ma già allora, nel 1983, l’autore del Prete bello si chiedeva: di quale comunismo? Non di quello reale, della dittatura e della burocrazia, bensì di quello fissato nella speranza.
Più precisamente, possiamo dire che Garrubba è stato il fotografo racchiuso in una poesia di Bertold Brecht, in cui il comunismo viene definito la semplicità difficile a farsi. Tanto difficile – perché tanto semplice – da essere irraggiungibile: fuori dalla portata dei mortali.
Garrubba divenne fotografo per necessità intellettuale. Abbandonando la tranquillità economica che poteva offrirgli la professione di medico, si consegnò alle difficoltà di un mestiere che, fuori da una ristrettissima cerchia, era considerato poco importante.
Come può capire chiunque abbia un minimo di frequentazione della storia della fotografia, le sue fotografie hanno una chiara ascendenza bressoniana, e, al tempo stesso, una connotazione tutta loro particolare. Garrubba infatti, forse meglio di ogni altro, è riuscito a raccogliere nella sua fotografia un modo di essere tutto italiano, in cui razionalità e sentimento si fondono nella prospettiva cattolica della “pietas”, generando un equilibrio formale che rende evidenti le ingiustizie del mondo ma che, al tempo stesso, apre un varco alla loro sopportabilità.
In questo senso, le immagini di Garrubba sono la visualizzazione di un dramma che tende ad uscire da se stesso, per divenire una storia che aspira a un esito migliore. Proprio per questo, esse sono un vero specchio del mondo. (Diego Mormorio)
In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo-cofanetto diviso in due: il primo tomo comprende una selezione delle fotografie più belle di Garrubba e il secondo un lungo saggio (circa 40 pagine) di Diego Mormorio che racconta la vicenda umana e fotografica di Garrubba, uno scritto di Valerio Magrelli, testi di Goffredo Parise e Nikita Mikalkoff.
La mostra, uno degli appuntamenti di FotoGrafia festival internazionale di Roma, è patrocinata dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, è promossa dall’Associazione dei Commercianti del Centro Commerciale di Cinecittàdue in collaborazione con il Municipio X del Comune di Roma.
Diego Mormorio, storico e critico della fotografia, ha curato molte mostre per enti pubblici e gallerie private; è autore di diversi libri, fra cui “Gli scrittori e la fotografia” (Editori Riuniti), “Un'altra lontananza” (Sellerio), “Vestiti” (Laterza).
- Login per inviare commenti







